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Santa Maria Maggiore in Transenna
Pubblicato il 21-06-2008

Per quanti si recano a Roma per visitare la Basilica di Santa Maria Maggiore e per i romani che ci passano, la chiesa appare sì maestosa, ma anche transennata.

E’ sufficiente andare dietro l’entrata principale e vedere un’immensa isola pedonale, lastricata a sampietrino, con la bella scalinata circondata da metalliche transenne.

La transenna a Roma è un espediente istituzionale, è un ausiliario del Comune, è una regola ferrea applicata in situ, permanente ed effettiva. Non ha importanza se la sua bruttura, spesso anacronistica, architettonicamente fuori luogo, invasiva, deturpa le storiche bellezze romane. L’unica cosa che conta è che fa il suo sporco lavoro.

Perché di questo si tratta: di uno sporco lavoro.

Al Vittoriano hanno escogitato un più intelligente espediente: personale di sorveglianza che controlla chi si siede sulle scale, sui muri, chi danneggia.

A Santa Maria Maggiore il personale di sorveglianza è muto, irremovibile, la sua disciplina è ferrea. Ma parte della colpa, bisogna dirlo, è anche dell’italiano medio, che ha serie difficoltà a comprendere ciò che è decenza da ciò che è barbarie.

E noi, nel frattempo, ammiriamo la storia di Roma al di qua d’una transenna.

Clicca sulle immagini per ingrandirle

Santa Maria Maggiore Santa Maria Maggiore

Se volete ammirare altre transenne, visitate il blog “E liberaci dalla transenna“.

    
Santa Maria Minore
Pubblicato il 21-12-2007

No, non è una nuova basilica romana, è purtroppo una sorta di improvvisa riqualificazione della bella basilica di Santa Maria Maggiore, nel quartiere Esquilino, al centro di Roma.

Una basilica visitata da tantissimi turisti ogni giorno.

Santa Maria MaggiorePassando, questa mattina, nei pressi della basilica romana si poteva udire una voce che parlava ad un megafono, che incitava, che urlava, ora decisa ora furiosa, ed altre voci che rispondevano alla prima accogliendo le sue parole in grida di approvazione, decise anch’esse, un coro di scalmanati ed esasperati per chissà quale sconosciuta ragione.

Non è stato possibile capire ciò che veniva urlato, né ciò che veniva risposto. Non si urlava nella lingua ufficiale del nostro paese, l’italiano. Si urlava in una lingua a noi sconosciuta, incomprensibile, extra-europea.

Santa Maria MaggioreAvvicinandomi, percorrendo Via Daniele Manin, alle spalle della basilica, dove insolite e inopportune transenne recintano la bianca scalinata su quell’isola di sampietrini che toglie un po’ della bellezza alla basilica, scoprivo gli artefici di tutto quel chiasso. A chiunque, turista, passante, automobilista, veniva offerto uno spettacolo per nulla consono ad una basilica del centro storico di Roma né tantomeno ad una capitale europea.

Erano almeno un centinaio. Nordafricani. Una sorta di imam urlava a perdifiato una monotona cantilena al megafono e i proseliti del momento gli rispondevano in coro. Tutto nella loro incomprensibile lingua. Cosa dicevano? Cosa urlava quel tizio? A cosa li incitava? Cosa rispondevano tutti? Qualcuno, mi domando e mi domanderò sempre, si è posto queste domande? Quel qualcuno che, alla faccia del rispetto per la popolazione italiana, ha dato il permesso a degli stranieri di tenere un comizio alle spalle di una basilica, in pieno centro di Roma e per giunta nella loro lingua.

Santa Maria MaggioreMa non è tutto. Quell’isola pedonale è stata trasformata in una discarica abusiva. In terra c’erano chili di cartaccia e bottiglie di plastica, coperte arrotolate e imballate. C’era gente seduta in terra e gente che urlava. Qualcuno, a fine comizio, ha cominciato a raccogliere i cartoni. Avrà pulito tutto?

Su Via Cavour erano parcheggiati alcuni blindati della Polizia. Mi avvicino per chiedere informazioni ad un poliziotto seduto al volante di uno di essi. “Scusi, che manifestazione è?” Il poliziotto alza le spalle e mi risponde: “Vogliono il permesso di soggiorno.

Ed anche il giorno prima, ho saputo poi, erano là con cartelli che reclamavano i loro diritti e protestavano contro le espulsioni.

Benvenuti a Roma, dunque, Roma città aperta a tutto ciò che è degrado e reato. Non importa che a noi, in casa loro, non è assolutamente permesso fare tutto questo baccano. Noi siamo in Italia, paese un tempo sovrano, ora schiavo, ora teatro dei burattini.