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Archivio della Categoria ‘Cittadini Romani’

    
Cristina di Svezia
Pubblicato il 02-02-2018

Per quanto brutta, mascolina e prepotente, Cristina di Svezia fu per Roma una specie di regalo in quella seconda metà del Seicento: ebbe la capacità di valorizzare e aggregare intorno a sé i fermenti culturali più produttivi della città eterna.

Trasgressiva ed insolente, giocò il ruolo di regina, pur senza trono, fino in fondo, barattando il titolo regale per una religione, quando abbandonò il rigoroso luteranesimo e si convertì al cristianesimo abdicando in favore del cugino. Si guadagnò, così, l’invito a Roma da papa Alessandro VII. Protesse, amò e odiò al tempo stesso uomini e donne, ma soprattutto amò ogni forma d’ingegno umano, dalla scienza all’arte del teatro.

Con l’istituzione dell’Accademia Reale indicò la strada a quei letterati che s’incontravano nel suo palazzo, i quali dopo la sua morte avvertirono l’esigenza di perpetuarne l’opera, fondando l’Accademia dell’Arcadia, che rstò in vita fino al 1925.

    
Vittoria Colonna
Pubblicato il 05-01-2018

Rifuggendo da ogni mondanità Vittoria Colonna recitò per tutta la vita, con profonda convinzione, il ruolo della sposa fedele e inconsolabile, poetessa e letterata per diletto, alla quale solo la fede poteva offrire conforto, sorda alle maldicenze sulla infedeltà del marito guerriero Francesco d’Avalos, morto nel 1525 quando lei aveva trentaquattro anni.

Influenzata dalla dottrina di Juan de Valdès, secondo cui la salvezza dell’anima si sarebbe potuta conquistare con la sola fede e non attraverso pratiche religiose esteriori, Vittoria Colonna instaurò un profondo legame con Michelangelo.

L’artista, più grande di diciassette anni, rimase colpito dalla forza del suo credo e dalla sua severità morale. Il riformismo di Vittoria Colonna fece breccia nel cuore di Michelangelo proprio quando si apprestava a realizzare il Giudizio Universale. L’artista le dedicò alcune sue Rime e la ritrasse inserendola tra i personaggi del grande affresco per la Cappella Sistina.

    
Le cantanti di Roma
Pubblicato il 01-12-2017

Roma e le sue voci femminili. Anche qui, pochi nomi e tante scuse per le non volute omissioni. Prima tra tutte, Gabriella Ferri, grande interprete della storia della nostra città, trasformata in note nelle sue canzoni, in ritornelli come l’indimenticabile “dove sta Zazà”.

Con un salto fino ai giorni nostri, incontriamo subito Giorgia, figlia d’arte, vincitrice di due San Remo, un’interprete dalle grandi doti vocali, che ha conquistato il cuore della gente con canzoni come “Strano il mio destino” e “Girasole”. Ha collaborato con artisti come Bocelli, Pino Daniele, Alex Baroni, Zucchero.

L’esordio di Marina Rei risale a circa diciotto anni fa, seguito da una partecipazione a San Remo, dove vince il premio della Critica, e dall’uscita dell’album “Marina Rei”. “L’incantevole abitudine”, del 2002, viene definito il suo lavoro migliore, un disco dove riesce ad esprimere la sua personalità e la sua voglia di comunicare.

Syria, nella vita Cecilia Cipressi, inizia anche lei con San Remo, vincendo prima tra i giovani e piazzandosi poi terza nel ’97, tra i big. Pubblica il suo primo album con lavori di Claudio Mattone. E’ del 2000 il suo quarto album “Come una goccia d’acqua”, collabora con Antonacci, Jovanotti, Nannini e Pezzali. “Le mie favole” è l’ultimo lavoro uscito, seguito solo dal singolo “Mi consumi”. Conquista il pubblico con la sua voce, calda, sensuale, a volte aggressiva, viene amata per la sua simpatia e la sua semplicità.

    
Anna Magnani
Pubblicato il 03-11-2017

Figlia naturale di Marina Magnani e di padre ignoto, Anna Magnani nasce a Roma il 7 marzo 1908 e studia all’Accademia d’Arte Drammatica. La sua formazione artistica si compie a teatro e nella Rivista tra il 1929 ed il 1934.
Quello stesso anno, la Magnani fa il suo debutto cinematografico nel film di Nunzio Malasomma “La cieca di Sorrento”. La carriera cinematografica la strappa ben presto, e definitivamente, alle tavole del palcoscenico dove Nannarella farà un fugace ritorno solo nel 1965, con la Lupa di Verga.

Nel 1941 interpreta la cantante Loletta nel film di Vittorio De Sica “Teresa Venerdì”, e nei due anni successivi è protagonista, con Aldo Fabrizi, di due film popolari di grande successo: l’Ultima carrozzella e Campo de’ Fiori .

Leggendaria è la sua interpretazione in Roma città aperta, del 1945, di Roberto Rossellini. Tra l’attrice e il regista ci sarà anche una lunga storia d’amore interrotta burrascosamente dall’arrivo in Italia, e nella vita del regista, di Ingrid Bergman. La Magnani per pura ripicca verso Rosselini, che firmava per la Bergman “Stromboli”, girò nel 1950 il film, dagli esiti incerti, Vulcano. Bellissima (1951), di Luchino Visconti, chiude con ironia la stagione neorealista. Nel 1956 la Magnani vince l’Oscar come miglior attrice per la grande interpretazione nel film di Daniel Mann “La rosa tatuata”, con Burt Lancaster, su un soggetto che Tennessee Williams scrisse proprio pensando all’attrice romana. Nel 1972 è apparsa per l’ultima volta sullo schermo, nel film di Federico Fellini “Roma”.

Anna Magnani è morta nella sua amata città, il 26 settembre 1973.

    
Quel che resta di Vanessa…
Pubblicato il 09-06-2007

Quel che resta di Vanessa è Vanessa Russoun angolo della metropolitana B di Roma, sottoterra, sono decine di messaggi e scritte che la ricordano e la reclamano. Fotografie, pupazzi, biglietti, una transenna a racchiuderli, con la gente che passa, si ferma a leggere, a guardare incuriosita.

Quel che resta di Vanessa è ormai un ricordo, la notizia appresa in televisione, la brutalità di un assassinio gratuito, il dolore della perdita, di una vita spezzata senza motivo.

Quel che resta di Vanessa è anche la rabbia, il bisogno di giustizia, la consapevolezza che siamo soli, che nel pericolo siamo circondati dall’indifferenza di chi abbiamo accanto.

Quel che resta di Vanessa è un funerale e belle parole. Un’immagine sulla lapide, fiori e lacrime per chi resta.

Quel che resta di Vanessa sono adesso le infamanti notizie dei media. Un rigirare il coltello nella piaga con la storia del suo passato, di tracce di sostanze tossiche nel suo sangue.

Si vuole giustificare il suo omicidio. Si tenta vergognosamente di sminuire l’azione della sua assassina, il cui sangue chissà se è stato sottoposto ad esame. Chi ha colpito è vivo, chi è stato colpito è morto. Se chi ha subìto era sotto effetto di droga, sotto quale effetto era il suo carnefice?

Non toccate Vanessa, vittima della barbarie e dell’indifferenza. Di lei, una ragazza di 23 anni, resta ormai solo il ricordo.

Lasciamolo puro.