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Archivio della Categoria ‘Monumenti’

    
La prima pietra per il Vittoriano
Pubblicato il 09-08-2019

Nel 1878, immediatamente dopo la morte di Vittorio Emanuele II, il primo re dell’Italia unita, fu bandito un concorso internazionale per un monumento romano che commemorasse il Padre della Patria e l’Unificazione dell’Italia. Parteciparono 299 architetti con 223 progetti, ma quando la decisione finale del comitato cominciò a creare parecchie controversie, si decise di tenere una nuova competizione.

Il tema per il secondo round era molto più specifico del primo: il monumento doveva essere costruito sulle pendici del colle Capitolino, di fronte a via del Corso, e doveva riservare un posto d’onore alla statua ritratto del Re a cavallo. Vinse Giuseppe Sacconi e i lavori iniziarono nel 1885. Il monumento fu inaugurato solo nel 1911.

E’ stato spesso criticato per l’aspetto (soprattutto per lo stridente bianco e abbagliante calcare di botticino) tanto da essere paragonato a una torta nuziale, a una macchina da scrivere, a un calamaio, a una dentiera, a un catafalco.

    
La Consacrazione del Pantheon
Pubblicato il 13-07-2018

Il Pantheon, uno dei monumenti più “illustri” della Roma classica, diventò chiesa cristiana nel 608 quando l’imperatore Foca lo donò a papa Bonifacio IV: la consacrazione avvenne il 13 maggio 609 con dedica a Santa Maria ad Martyres.

Il tempio di “tutti gli dei”, costruito dal console Marco Vipsanio Agrippa nel 27 a.C. e restaurato dopo un terribile incendio dall’imperatore Adriano nel 118 d.C., diventò la chiesa “di tutti i martiri”, tanto che Bonifacio IV saccheggiò le catacombe romane fino a riempire, secondo la tradizione, 28 carri con ossa di martiri che finirono sepolte sotto la Confessione del nuovo santuario.

    
Una Madonnella per la Papessa Giovanna
Pubblicato il 17-11-2017

A via dei Querceti si può incontrare una famosa Madonnella. La tradizione vuole che sia stata posta lì a testimonianza di un fatto quanto mai singolare.

Nei primi decenni del IX secolo arriva a Roma una giovane da Magonza, che con abiti maschili entra in Curia e a poco a poco, grazie alla sua abilità e intelligenza, sale rapidamente tutti i gradini della gerarchia ecclesiastica fino a essere eletta papa col nome di Giovanni VIII. Ma durante una processione tra il Vaticano e il Laterano, la donna si sente male e partorisce un figlio proprio nel luogo dove ora si vede la Madonnella.

La tradizione vuole ancora che in seguito a questo fatto tutti i papi dovessero essere sottoposti, all’atto dell’elezione, a un accertamento del sesso, sedendo su un sedile forato che si trovava nel portico del Laterano.

    
La Cappella De Sylva a Sant’Isidoro
Pubblicato il 01-09-2017

E’ aperta al pubblico la Cappella De Sylva a Sant’Isidoro progettata da Gianlorenzo Bernini, alla conclusione dei lavori di restauro compiuti dalla soprintendenza ai Beni artistici e storici di Roma, diretti da Angela Negro. E le sorprese non mancano. Sono tornate all’originario splendore le nudità marmoree delle due figure della Carità e della Verità, nell’altare di sinistra, che un’ondata punitiva di moralismo vittoriano, nel 1863, aveva castigato con vesti bronzee, fissate da piccoli perni, a celare i marmi, considerati troppo provocanti per quel luogo sacro.

Non solo. Ma il restauro ha permesso di rimuovere le ridipinture ottocentesche che nascondevano le nudità dei putti affrescati sulle pareti, oltre a risistemare il putto di marmo dell’altare maggiore, che a sinistra sostiene il quadro dell’Immacolata, del quale era stato scalpellato il sesso, coperto poi con un rudimentale panneggio in stucco. Così ripulita, la cappella, fatta costruire dal cavaliere portoghese Roderigo De Sylva negli anni 1662-63, diventa il tipico esempio del “bel composto” berniniano, frutto della fusione di affreschi, sculture, stucchi e marmi con il quale il genio del Barocco riesce a trasformare un piccolo spazio sepolcrale in uno scrigno prezioso e sontuoso.

In realtà, la Cappella De Sylva vanta uno strano destino. Anche se il nome del Bernini, come suo autore, appare in una delle iscrizioni, ed esistono a Lipsia i disegni preparatori del maestro, è stata sempre classificata come “opera di bottega”, perché, di fatto, gli interventi vennero eseguiti dai suoi collaboratori. Le Virtù marmoree sulle pareti furono scolpite dai fedeli collaboratori Giulio Cartari (Carità e Verità) e da Pietro Paolo Naldini (Pace e Giustizia), mentre gli affreschi sono firmati da Giacinto Gimignani, allievo di Pietro da Cortona, e la pala dell’Immacolata è stata eseguita da Carlo Maratta.

Le visite, ad ingresso libero, sono solo su prenotazione.

    
Monumento ai caduti a Piazza Vittorio
Pubblicato il 08-10-2007

A Piazza Vittorio, nel quartiere Esquilino, oltre lo squallore e il degrado c’è ancora un po’ di storia italiana da vedere, che resiste, nonostante gli anni, alle invasioni barbariche che stanno distruggendo l’Italia.

Monumento ai caduti a Piazza VittorioBasta entrare nei giardini riqualificati per vedere rovine della Roma antica, una fontana, l’orologio, la porta alchemica e il Monumento ai Caduti della Grande Guerra (clicca per ingrandire). Magari la cuccetta e la ciotola per il gatto starebbero meglio da un’altra parte, e non ai piedi del monumento…

Bianco, a ridosso di un muro romano, si raggiunge entrando nei giardini da via Napoleone III e svoltando subito a destra, lungo la stradina alberata. E’ visibile anche dall’esterno dei giardini, avvicinandosi al marciapiedi, ma val la pena entrare.

Il monumento reca una dedica ai caduti della Prima Guerra Mondiale, che qui riporto:

Ai svoi eroici figli
gloriosamente cadvti
nella gverra MCMXV-MCMXVIII
il rione
Esqvilino · Viminale · Macao
questo ricordo
consacra

… sentirono in Roma
la voce dei secoli antichi e
valorosamente morirono per dare
all’Italia la gloria dei secoli
nvovi.
Paolo Boselli

Una frase che dovrebbe far riflettete, una frase che oggi, come allora, serve all’Italia e al popolo italiano.

Zoomate sulla cartina per vedere l’entrata dei giardini.

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