Ti trovi su Home » Archivio categoria 'Monumenti'

Archivio della Categoria ‘Monumenti’

    
La Cappella De Sylva a Sant’Isidoro
Pubblicato il 01-09-2017

E’ aperta al pubblico la Cappella De Sylva a Sant’Isidoro progettata da Gianlorenzo Bernini, alla conclusione dei lavori di restauro compiuti dalla soprintendenza ai Beni artistici e storici di Roma, diretti da Angela Negro. E le sorprese non mancano. Sono tornate all’originario splendore le nudità marmoree delle due figure della Carità e della Verità, nell’altare di sinistra, che un’ondata punitiva di moralismo vittoriano, nel 1863, aveva castigato con vesti bronzee, fissate da piccoli perni, a celare i marmi, considerati troppo provocanti per quel luogo sacro.

Non solo. Ma il restauro ha permesso di rimuovere le ridipinture ottocentesche che nascondevano le nudità dei putti affrescati sulle pareti, oltre a risistemare il putto di marmo dell’altare maggiore, che a sinistra sostiene il quadro dell’Immacolata, del quale era stato scalpellato il sesso, coperto poi con un rudimentale panneggio in stucco. Così ripulita, la cappella, fatta costruire dal cavaliere portoghese Roderigo De Sylva negli anni 1662-63, diventa il tipico esempio del “bel composto” berniniano, frutto della fusione di affreschi, sculture, stucchi e marmi con il quale il genio del Barocco riesce a trasformare un piccolo spazio sepolcrale in uno scrigno prezioso e sontuoso.

In realtà, la Cappella De Sylva vanta uno strano destino. Anche se il nome del Bernini, come suo autore, appare in una delle iscrizioni, ed esistono a Lipsia i disegni preparatori del maestro, è stata sempre classificata come “opera di bottega”, perché, di fatto, gli interventi vennero eseguiti dai suoi collaboratori. Le Virtù marmoree sulle pareti furono scolpite dai fedeli collaboratori Giulio Cartari (Carità e Verità) e da Pietro Paolo Naldini (Pace e Giustizia), mentre gli affreschi sono firmati da Giacinto Gimignani, allievo di Pietro da Cortona, e la pala dell’Immacolata è stata eseguita da Carlo Maratta.

Le visite, ad ingresso libero, sono solo su prenotazione.

    
Monumento ai caduti a Piazza Vittorio
Pubblicato il 08-10-2007

A Piazza Vittorio, nel quartiere Esquilino, oltre lo squallore e il degrado c’è ancora un po’ di storia italiana da vedere, che resiste, nonostante gli anni, alle invasioni barbariche che stanno distruggendo l’Italia.

Monumento ai caduti a Piazza VittorioBasta entrare nei giardini riqualificati per vedere rovine della Roma antica, una fontana, l’orologio, la porta alchemica e il Monumento ai Caduti della Grande Guerra (clicca per ingrandire). Magari la cuccetta e la ciotola per il gatto starebbero meglio da un’altra parte, e non ai piedi del monumento…

Bianco, a ridosso di un muro romano, si raggiunge entrando nei giardini da via Napoleone III e svoltando subito a destra, lungo la stradina alberata. E’ visibile anche dall’esterno dei giardini, avvicinandosi al marciapiedi, ma val la pena entrare.

Il monumento reca una dedica ai caduti della Prima Guerra Mondiale, che qui riporto:

Ai svoi eroici figli
gloriosamente cadvti
nella gverra MCMXV-MCMXVIII
il rione
Esqvilino · Viminale · Macao
questo ricordo
consacra

… sentirono in Roma
la voce dei secoli antichi e
valorosamente morirono per dare
all’Italia la gloria dei secoli
nvovi.
Paolo Boselli

Una frase che dovrebbe far riflettete, una frase che oggi, come allora, serve all’Italia e al popolo italiano.

Zoomate sulla cartina per vedere l’entrata dei giardini.

INSERT_MAP(376,469)

    
Ascensore al Vittoriano
Pubblicato il 31-05-2007

L’ultimo scempio ai danni di Roma e dei suoi inestimabili tesori è la costruzione dell’ascensore al Vittoriano. Degli ascensori, anzi, perché sono due, e situati al centro del corridoio tra il Sommo Portico del Vittoriano e il prospetto laterale del Convento dell’Ara Coeli.

In questo modo, al prezzo di 7 euro, si potrà arrivare sulla terrazza delle Quadrighe e ammirare la città dall’alto. Per una visione di Roma a 360°, dicono i fautori di tanta bruttura. Per una spesa inutile che dissacra un monumento di Roma, dico io.

Uno scempio realizzato su un monumento, su un pezzo di storia di Roma, anche se l’intera struttura è staccata dal complesso e potrà essere tolta se non funziona o se oggetto di proteste. In breve come sperperare i soldi pubblici, visto che il progetto è costato a Roma circa 10 milioni di euro, incluso il restauro del complesso, forse ennesimo danno ai tesori storici romani.

Non potevano mancare alla sua inaugurazione il sindaco di Roma, il Ministro dei Beni Culturali e il Presidente della Repubblica.

L’ascensore è in cristallo e potrà trasportare fino a 5000 persone al giorno, ossia 12.755.000 euro all’anno di probabile guadagno per il Comune di Roma.

Complimenti, politici italiani! Soprattutto al sindaco…

    
Obelisco Mussolini: le scritte restano
Pubblicato il 03-05-2007

La risposta dell’assessore ai Beni culturali del XX Municipio, Marco Daniele Clarke, da me contattato in merito al restauro dell’Obelisco Mussolini, non si è fatta attendere. Nessuna nuova, invece, dalla società Ingrande che ha preso l’appalto.

L’assessore ha accettato che venisse pubblicata la sua risposta nel blog:

… le comunico che il CONI (per l’esattezza CONI Servizi spa) ha assicurato che le scritte non saranno assolutamente cancellate dall’Obelisco del Foro Italico. Ci ha anche assicurato che modificherà i teloni pubblicitari nel senso da noi richiesto.

La vigilanza, comunque, resta, ha aggiunto l’assessore. Il pericolo rappresentato dall’ingnoranza politica e umana è sempre in agguato, aggiungo io.

    
Obelisco Mussolini: il mistero del restauro
Pubblicato il 25-04-2007

Era l’estate del 2006 quando passai per caso, in macchina, davanti al maestoso Obelisco Mussolini, che si erge per quasi 40 metri, fra monolite e base, svettando davanti al Foro Italico e dominando il Ponte Duca d’Aosta. Obelisco MussoliniRicordo che quel giorno non ne potei ammirare la grandezza, né assaporare la storia, né ripercorrerne la costruzione. L’Obelisco Mussolini suscita in chi lo vede- se in possesso dell’intelletto e del gusto artistico s’intende- emozioni forti e indimenticabili: quel giorno l’obelisco era completamente coperto da un telone, di quelli che negli ultimi anni si vedono spesso mascherare i monumenti romani con la scusa del restauro. Che poi sui teloni ci sia della pubblicità è soltanto un caso…

Non so perché, forse per la totale sfiducia nei confronti delle istituzioni italiane in generale e in quelli del Comune di Roma in particolare, che tanti scempi ha compiuto ai danni della Città Eterna, quel telone da restauro mi mise degli strani sospetti addosso.Obelisco Mussolini Già in passato l’obelisco aveva rischiato di essere abbattuto, grazie all’ignoranza post-bellica e all’eredità di quella iconoclastia fascista che ha deturpato mezza Italia a colpi di martello. “Vuoi vedere che vogliono abbatterlo?” mi chiesi. Ma l’indomani un mio amico, che guidava la macchina quella sera, mi mandò un link a un sito in cui si parlava dell’inizio dei restauri nel Foro Italico. E tirai un sospiro di sollievo.

E’ trascorso ormai quasi un anno, il telone maschera ancora l’obelisco, e il restauro pare non sia ancora cominciato. A Roma i lavori di restauro, di ristrutturazione, anche solo per tappare una buca, durano un’eternità. La Città Eterna nel senso dell’eternità dei piccoli lavori da realizzare…

Le polemiche sul restauro

Secondo una legge i teloni che coprono i monumenti durante il restauro devono riprodurre fedelmente tale monumento come sarà alla fine dei lavori. Chissà perché e chissà come la scritta MVSSOLINI DVX OPERA NAZIONALE BALILLA, incisa nel monolite come dedica a Mussolini, nel telone è scomparsa. Che cosa significa questo? Una semplice dimenticanza? La folle decisione di cancellare quella scritta dall’obelisco? Una provocazione? Censura sinistrorsa?

Sul quotidiano E Polis del 23 aprile c’è un interessante articolo al riguardo. I lavori di restauro non sono ancora cominciati. Il telone copre l’obelisco da dieci mesi ormai, ai danni della sua storia, del bene artistico-culturale che rappresenta, dei cittadini e dei turisti che non possono ammirarlo. L’assessore alla Cultura Marco Perina e l’assessore ai Lavori pubblici Marco Daniele Clarke hanno chiesto spiegazioni al sindaco, al CONI e alla Sovrintendenza per i Beni culturali in merito alla sparizione di quelle scritte. Anche il consigliere comunale di An Alessandro Cochi, alla fine del 2006, presentò un’interrogazione al sindaco e agli assessori competenti, che ancora devono rispondere.

Personalmente ho inviato un’email ai due assessori e un’altra ai responsabili della società Ingrande Advertising, che si è aggiudicata l’appalto per il restauro del complesso monumentale del Foro Italico, chiedendo spiegazioni sui risvolti di questa triste storia. Se e quando risponderanno pubblicherò un articolo con le risposte ricevute. Potete leggere un documento in formato pdf con le proposte commerciali sugli spazi pubblicitari del Foro Italico, ad opera della su citata ditta Ingrande. La copertina del documento riporta la scritta: Foro Italico Restauro e pubblicità. Ma, a quanto pare, di restauro neanche l’ombra.

C’è da sperare che la demenza umana, la demenza di chi siede sugli scranni del Campidoglio, non si macchi di un vergognoso misfatto, cancellando, per un’infantile competizione politica, una testimonianza della storia di Roma e d’Italia, e compiendo un atto vile e deleterio per l’intera nazione. Sarebbe un abuso di autorità. Un insulto verso la storia e verso gli uomini che l’hanno fatta. Un affronto che non potrà né dovrà passare inosservato né tantomeno impunito.