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Archivio della Categoria ‘Parchi e giardini’

    
Il giardino degli aranci
Pubblicato il 01-05-2020

Proprio sulla sommità della collina dell’Aventino, si trova il parco Savello, più noto ai romani come “Giardino degli aranci”. La vista particolarmente suggestiva sul quartiere di Trastevere, l’Isola Tiberina, il profilo delle cupole del centro storico, della collina del Gianicolo e del Monte Mario rendono questo parco uno dei luoghi più affascinanti della città.
Il parco è delimitato da antiche mura che costituiscono un raro esempio di incastellamento altomedievale e termina con una terrazza che sovrasta il Tevere proprio nel punto in cui sorgeva il porto maggiore della città romana.

Durante la stagione invernale gli alberi d’arancio a cui il parco deve il nome si caricano di frutti e alla vista sulla città eterna si aggiunge il loro profumo caratteristico.

    
L’erba di Roma
Pubblicato il 05-05-2018

Come abbiamo già detto spesso e volentieri una delle cose belle di Roma è il verde. Assediati, i parchi cittadini contribuiscono a risollevare lo spirito dei Romani ma ci sono momenti in cui questo non accade, per esempio in questi giorni quando la pubblica amministrazione viene colpita da un evento imprevedibile: la primavera.

Il ritorno del sole e le numerose piogge hanno infatti fatto crescere l’erba, e questo, a Roma, sembra un problema enorme come segnala tra gli altri Repubblica.

    
“La scala dell’ispirazione” all’Orto Botanico
Pubblicato il 23-03-2018

Risale al 1883 ed è tra i più estesi d’Europa. Nell’Orto Botanico di Roma si possono ammirare varietà di piante straordinarie, nostrane ed esotiche. Non a tutti è noto però, che la scala situata al centro del giardino è stata edificata su di un’altra preesistente, chiamata “saliscendi dei sogni”.

L’antica scala era di 7 gradini, quanti erano stati quelli posti dalla dea Demetra per fuggire agli inferi. La leggenda vuole che su questa scala convenissero Orazio e Virgilio per trarvi ispirazione.

Seduto su questi gradini il regista Orson Welles cominciò a scrivere la sceneggiatura di Othello, e lo scrittore Richard Bach concepì l’idea originaria per il suo famoso libro “il Gabbiano Johnatan Livingstone”, colpito dai voli degli uccelli tra i rami.

    
Addio al Pincio
Pubblicato il 04-09-2008

A Roma esiste un grande business. E’ da anni che si è insinuato nella capitale e non si è fermato davanti a niente. E’ potente, tanto che procede spedito senza curarsi del patrimonio storico e culturale della città, tanto da poter zittire tutti, tanto da metter tutti d’accordo, maggioranza e opposizione. Col business ci mangiano bene e parecchio, evidentemente. Ci mangiano in tanti.

E’ il business dei parcheggi. A Roma c’è fame di parcheggi, ci sono migliaia e migliaia di vetture e in qualche posto bisognerà pur parcheggiarle.

Non ha importanza che le strade di Roma si stiano restringendo in base a chissà quale cavillo escogitato dal decerebrato di turno, non ha importanza che ci siano parcheggi inutilizzati, non ha importanza che in alcuni quartieri siano stati tolti posti macchina. Queste sono solo chiacchiere di cittadini.

A Roma si deve costruire un parcheggio al Pincio, sventrando e deturpando. L’opera distruttrice cominciata con l’ex-sindaco spendaccione, che tanti e troppi danni ha fatto a Roma, continua col nuovo sindaco, perché la pasta è la stessa per tutti: Roma deve essere deturpata, basta con questa oscene opere architettoniche dei secoli passati, basta con l’antichità, dobbiamo guardare avanti, al futuro, ad una Roma avveniristica, che magari, al posto del Colosseo, quella bruttura mezzo sgretolata, potrà esserci, in un giorno forse non troppo lontano, uno stupendo ristorante a più piani, magari roteanti, come quelli in Giappone, cosicché i turisti possano pranzare e guardare la Roma moderna.

C’è una petizione e una richiesta di adesione. La petizione, che ho trovato sul superfornito blog Degrado di Roma, è per fermare quello che da un povero demente è stato definito “progetto culturale”… L’adesione è per essere al Pincio sabato mattina e al Campidoglio l’8 o il 9.

    
Il Parco del Colle Oppio nella più totale incuria
Pubblicato il 03-11-2007

Sono tornato a Colle Oppio, dopo tanti, tanti anni. Non voglio neanche ricordare quanti, ci andavo spesso a giocare, nell’infanzia, coi miei nonni. A quel tempo era pieno di famiglie, pieno di bambini che giocavano ovunque, pieno di suoni, di gente che parlava, che scherzava, pieno di persone anziane che passeggiavano.

Era un luogo vivo.

Rivederlo così cambiato, dopo tutto il tempo che è trascorso, è soltanto la testimonianza di una politica disfattista e menefreghista che alberga a Roma da troppi anni. Una politica che punta l’attenzione a tutto ciò che è estraneo a Roma, che pone la sicurezza della città all’ultimo posto nella scala dei valori, che sperpera il denaro pubblico per inziative di cui la città farebbe volentieri a meno.

Ho trovato un parco diverso da quello che avevo lasciato da bambino. Sono spariti i bambini, sono spariti i suoni, sono spariti gli anziani, sostituiti da immigrati senza fissa dimora che albergano in ogni zona del parco.

Quello che è stato un bellissimo parco archeologico, con le terme di Tito e Traiano e la Domus Aurea di Nerone, arricchito da vegetazione mediterranea ed esotica, sviluppatosi in epoca fascista valorizzando la zona di giardini pubblici creata nel 1871, è adesso un parco trascurato, dove erbacce, asfalto dismesso, sporcizia e delinquenza ne hanno cambiato l’aspetto.

Camminando rivedo le fontane in cui mi dissetavo un tempo, salendo gli scalini ora divorati dall’erba. Scritte di presunti artisti di strada le imbrattano.

Rivedo le colonne adagiate nel prato su cui, bambino, mi arrampicavo insieme ad altri bambini. Le colonne ora scarabocchiate da vandali senza nome.

Le panchine, ora sbreccate, su cui ci sedevamo. Quelle integre sono trasformate in letti di fortuna, perfino con le coperte sopra a mo’ di materasso.

La Fontana del Canestro: meta dei giochi infantili. La ricordo piena di gente seduta a passare il tempo, adesso vuota, silenziosa. I muri che la circondano firmati dai vandali, la fontanella alle sue spalle che sembra quasi cadere per l’asfalto e i sampietrini a pezzi.

E le strade e stradine che attraversano il parco, da noi percorse di continuo, adesso dissestate e divorate dall’erbaccia. E i prati che un tempo erano oasi sono ora mezzi morti, ricolmi da immondizia. Ci bivaccano piccioni e cornacchie a stormi.

E infine il dormitorio. La rete staccata e ripiegata per farne un’entrata, oltre, sotto l’arcata romana. Materassi e vestiti ben piegati, una camera da letto di fortuna, sotto gli occhi di tutti, tranne di quelli che dovrebbero vigilare.

Ben pochi italiani ho visto. Una o due coppie di turisti. Tanti stranieri a bivaccare.

Benvenuti nel Parco del Colle Oppio, orgoglio di Roma, a due passi dal Colosseo, nel centro della Capitale d’Italia.

Guarda la galleria fotografica realizzata sullo stato di incuria di Colle Oppio. Nove fotografiche che testimoniano soltanto una piccola parte di quello che potrete notare dal vivo.

Se vuoi vedere dove si trova a Roma questo parco, zooma la cartina. Una visita, di giorno, consiglio di farla.

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