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Archivio della Categoria ‘Storia di Roma’

    
Il Sacco di Alarico
Pubblicato il 10-08-2018

Il barbaro romanizzato generale Stilicone incarna per dieci anni la grandezza dei romani antichi con saggi provvedimenti amministrativi e sagaci azioni militari. Intanto la capitale è stata spostata nella più difendibile Ravenna. Ma la follia acceca l’elemento romano delle milizie che, sospettando Stilicone di intesa con Alarico re dei Goti, lo uccidono nel 408, in Ravenna.

Alarico, per ritorsione contro la Corte ravennate, marcia su Roma. Dopo un lungo assedio, la prende d’assalto. E’ il primo saccheggio di Roma che lascia senza fiato l’intero impero.

Si racconta che i Goti rubarono persino il tesoro del Tempio di Salomone preso dall’imperatore Tito nel 70. Secondo la tradizione la famosa Menorah, il candelabro a sette braccia, fu sepolto con Alarico nel fiume Basento, in Calabria, nella tomba che i suoi barbari scavarono nel letto del fiume dopo averne deviato le acque.

    
Olimpia Pamphilj
Pubblicato il 03-08-2018

Nel maggio del 1594 nasce a Viterbo, da famiglia modestissima, Olimpia Maidalchini, che avrebbe avuto un peso preponderante nel governo di Roma per almeno un decennio. In prime nozze sposò un ricco possidente viterbese, che muore dopo appena tre anni, poi concupì Pamphilio Pamphilj, anzianotto e squattrinato, ma dalla grande famiglia, e fratello del futuro papa Innocenzo X.

Arriva a Roma, e inizia l’ascesa. Appena il nuovo pontefice si fu installato in Vaticano, Olimpia orchestra le prime abili mosse per consolidare la sua posizione nella Curia. Il chiaro scendente che ella esercitava sul pontefice divenne subito motivo di scherno da parte del popolino. Donna Olimpia (diventata Pimpaccia dopo una serie di malefatte) offrì quotidianamente materia a Pasquino e Marforio.

La fama delle sue ruberie, l’assenza di scrupoli, la quotidiana battaglia tesa ad accrescere le sue ricchezze, le procurarono l’odio del popolo. Quando nel 1654, il pontefice subì un peggioramento della salute, Olimpia capì che la fine era vicina. da quel momento ogni notte si poteva scorgere una carrozza che attraversava ponte Sisto, procedendo a fatica: era la Pimpaccia che trasportava dal vaticano al suo palazzo di piazza Navona quanto di valore riusciva a sottrarre alla Corte Pontificia.

Dopo la morte del papa, fuggì da Roma, e morì, forse di peste, a 63 anni, a San Martino.

    
La Consacrazione del Pantheon
Pubblicato il 13-07-2018

Il Pantheon, uno dei monumenti più “illustri” della Roma classica, diventò chiesa cristiana nel 608 quando l’imperatore Foca lo donò a papa Bonifacio IV: la consacrazione avvenne il 13 maggio 609 con dedica a Santa Maria ad Martyres.

Il tempio di “tutti gli dei”, costruito dal console Marco Vipsanio Agrippa nel 27 a.C. e restaurato dopo un terribile incendio dall’imperatore Adriano nel 118 d.C., diventò la chiesa “di tutti i martiri”, tanto che Bonifacio IV saccheggiò le catacombe romane fino a riempire, secondo la tradizione, 28 carri con ossa di martiri che finirono sepolte sotto la Confessione del nuovo santuario.

    
Livia
Pubblicato il 06-07-2018

Livia Drusilla sposò Augusto nel 38 a.C., all’età di 21 anni e, pur essendo maritata da cinque anni con Tiberio, Ottaviano era così perdutamente innamorato di lei che la sposò incinta di cinque mesi. Ebbe Druso, figlio del precedente marito, mentre a Ottaviano non dette figli.

Alcune fonti la indicano come donna intrigante e sempre in mezzo agli affari di governo, in realtà fu una moglie fedele, un’ottima consigliera ed esercitò sul marito un’influenza equilibratrice. Tacito, con una punta di cattiveria, insinua che ella fu l’ispiratrice di alcune morti eccellenti, quali quelle di Marcello e di Germanico.

Morì nel 29 a 87 anni, e fu divinizzata dal nipote Claudio.

    
Il furto della Pimpaccia
Pubblicato il 29-06-2018

Olimpia Maidalchini, sposa in seconde nozze del marchese Panphilio Panphili, nonché cognata e presunta amante di papa Innocenzo X Panphili, si comportò sempre da arrampicatrice sociale, arraffando denaro ovunque. Persino in punto di morte del suo “amato” pontefice non limitò le sue brame: la notte del 7 gennaio 1655, da sotto il letto del moribondo papa, la donna trafugò due casse piene d’oro e, con l’aiuto di due complici, le caricò sulla sua carrozza. Poi la fuga a rotta di collo con lei stessa a cassetta fino al suo palazzo a piazza Navona, passando per ponte Sisto.

Ma non ebbe, dopo il misfatto, vita fortunata: Alessandro VII Chigi la esiliò, fu processata per contumacia e condannata a restituire il maltolto. Non lo farà: morirà di peste nel 1657 e la leggenda narra che la sua anima sia costretta tutte le notti di luna piena a ripercorrere il tragitto dal Vaticano a piazza Navona, attraversando ponte Sisto.