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Archivio della Categoria ‘Tradizioni’

    
Feste e festini degli aristocratici
Pubblicato il 04-10-2019

Nella seconda metà del Settecento il Carnevale Romano richiama il fior fiore dell’aristocrazia europea, in onore della quale si moltiplicano feste e banchetti, gustosi e magnifici. Nei grandi palazzi, oltre ai balli in maschera, si gioca la bazzetta, il goffo, il faraone, la zecchinetta, e tanti altri giochi d’azzardo, durante i quali molti nobili si rovinarono, gettando al tavolo come posta intere e prestigiose residenze.

La cosa aveva raggiunto una tale gravità che il pontefice Benedetto XIV fu costretto ad intervenire con disposizioni severe per impedire ai giocatori, spesso anche alti prelati, di ridursi sul lastrico.

    
Il Carnevale del Regno d’Italia
Pubblicato il 04-10-2019

Con l’avvento del Regno d’Italia, la vecchia Roma papalina scompare, aumenta a dismisura il numero degli abitanti. I palii che si corrono per il Carnevale sono sempre più pericolosi per l’enorme afflusso di spettatori.

Gli incidenti mortali si moltiplicano e ad uno di questi assiste la stesse principoessa Margherita di Savoia dalle finestre del Palazzo Fiano sul Corsao. Con il 1884, i palii vengono soppressi e il vecchio carnevale romano si consegna alla storia.

    
Feste giacobine
Pubblicato il 06-09-2019

Dopo l’avvento dei Bonaparte, le feste di Carnevale cambiano sede, dai palazzi dei nobili alle case della borghesia emergente. Durante il Carnevale del 1802, in casa del conte Bolognetti, di dà un banchetto in cui, come gioco carnescialesco, ogni ospite è invitato a presentarsi con una preparazione gastronomica.

Nasce quasi certamente da quello scherzo, la simpatica abitudine moderna delle riunioni amichevoli in cui ciascuno porta qualcosa.

    
Il Palio di Testaccio
Pubblicato il 07-08-2019

Un raro manoscritto del secolo XIV riporta l’organizzazione del palio di Testaccio, organizzato per le feste di Carnevale, e descrive come i caporioni nominati dal senato andassero in giro per i vari rioni accompagnati da un toro, con l’incarico di raccogliere le offerte di cibo necessarie alla festa: “Non se vedeva, se non fiaschi di vini de tutte le sorte, rosci et bianchi et sopresati saciccioni bolognesi cacicavalli pizze da pasta de provatura lengue vestute co’ li mazzi colarini…”.

Sin dal Medioeva, infatti, le feste di Carnevale acquisirono un carattere di solennità ufficiale, nonchè una grande importanza politica, tanto da essere regolate per secoli da veri statuti. Il popolo e le varie confederazioni di arti e mestieri partecipavano con entusiasmo all’organizzazione della “festa più grande del mondo”, cui assisteva lo stesso Pontefice.

    
L’amputazione della mano
Pubblicato il 26-07-2019

Costanza de Cupis, avvenente donna vissuta nel Seicento, era famosa in città per la perfezione delle mani, della cui bellezza andava tanto fiera al punto da farsene fare un calco, che venne esposto nella bottega del formatore.

La gente cominciò ad arrivare da lontano per ammirare lo spettacolo. Tra i visitatoti c’era anche un canonico che osservando la mano sinistra, affermò: “Se questa bella mano è di persona viva corre il rischio di essere tagliata”. Da quel momento Costanza si sentì perseguitata da quelle parole.

Un giorno, mentre ricamava, si punsè in profondità con l’ago tanto da infettarsi. Fu necessario amputare la mano. In breve la donna ne morì. La leggenda vuole che, nelle notti di plenilunio, si veda il riflesso della mano bianca alla finestra del Palazzo de Cupis, a piazza Navona.