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Archivio della Categoria ‘Tradizioni’

    
La Scalinata dell’Aracoeli
Pubblicato il 07-08-2020

Costruita nel 1348 da Lorenzo di Simone Andreozzi a spese del popolo romano come ringraziamento alla Vergine per aver salvato la città dalla peste, la Scalinata dell’Aracoeli sarebbe costata ben 5000 fiorini. Meta gettonata per la festa di San Valentino, la lunga scalinata è diventata una sorta di “scala santa” per la tradizione diffusa alla fine dell’Ottocento.

Sarebbe miracoloso salire le scale in ginocchio per le zitelle in cerca di marito. Così le ragazze, nel giorno del santo protettore degli innamorati, potrebbero affrontare la prova scortate dal fidanzato. Al di là di questo, dalla Scalinata si gode un magnifico panorama.

    
L’Isola Tiberina
Pubblicato il 06-08-2020

Per San Valentino, imperdibile la passeggiata all’Isola Tiberina, l’isola del Tevere, nata secondo un’antica leggenda nel 510 a.C., dai depositi di grano dei Tarquini che i romani gettarono nel fiume, misti a pietrame, per far affondare l’odiata famiglia etrusca, durante la cacciata dell’ultimo re della stirpe, Tarquinio il Superbo. Ma la quantità era tale che, ammassati l’uno sull’altro, formarono un terrapieno, primo nucleo dell’isola.

Il caratteristico aspetto di nave, l’isola l’avrebbe assunto in seguito per un ex voto. Roma, infatti, fu colpita da una pestilenza e poichè la medicina locale non era adeguata, si decise di ricorrere al dio Esculapio nel suo tempio di Epidauro con un’ambasceria su una nave. Questa tornò recando il serpente, simbolo del dio della medicina, il quale scivolò dalla nave e andò ad insediarsi sull’isola, segno che quella doveva diventare la sede prescelta dal dio per un tempio a lui dedicato. La nave si incagliò. Così sorse il tempio, e l’isola artificialmente ebbe la sagoma di una nave, i cui resti vennero inglobati nel travertino. Infatti, sulla punta a valle dovrebbe riconoscersi parte della prua con una figura di Esculapio, individuabile per il bastone con i serpente, e una testa di toro, probabilmente una bitta d’ormeggio.

    
Le “sassaiole” dei bulli
Pubblicato il 31-07-2020

Alla fine dell’Ottocento si combattevano fra rione e rione furiose battaglie con i sassi. Era uno sfogo, una valvola di sicurezza per calmare i bollenti spiriti dei bulli romani.

La sassaiola era il corrispettivo della moderna partita di calcio domenicale. Le squadre si affrontavano come in un campo di battaglia, si circondavano, si catturavano ostaggi da una riva all’altra del Tevere. Il campo di battaglia preferito era il Foro Romano, detto “Campo Vaccino”, intorno ad un abbeveratoio ricavato da una enorme vasca di granito, che fu poi destinata a fontana sotto i cavalli dei Dioscuri, sul Quirinale.

    
La Bocca della Verità
Pubblicato il 03-07-2020

Per San Valentino, vale la pena fare una passeggiata nella zona dell’antico Foro Boario, dove spicca la chiesa di Santa Maria in Cosmedin, che nel suo portico conserva la famosa Bocca della Verità. E quello della “verità” potrebbe diventare un gioco divertente per gli innamorati.

Si tratta di una grossa pietra circolare raffigurante la testa di un fauno con la bocca spalancata. Si dice che chi giura il falso tenendo la mano in quella bocca, non sarebbe riuscito a tirarla fuori se non mozzata.

    
Celebrazione della “Passatella”
Pubblicato il 26-06-2020

La passatella, tipico gioco da osteria di fine Ottocento, passatempo preferito dei bulli di Roma, aveva un suo cerimoniale aulico, imbottito di battute satiriche e allusioni sferzanti, che mandavano in bestia i permalosissimi bulli oggetto di scherno da parte dei rivali.

Nella Passatella si riversavano antichi rancori e rivalità, per cui il Padrone e il Sotto (il sottopadrone) si prendevano l’arbitrio di far bere gli amici e di lasciare “olmo”, cioè senza bere un goccio di vino, il loro avversario. Il gioco dava così adito a risentimenti e risse, che il più delle volte degeneravano in feroci coltellate.