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Archivio della Categoria ‘Tradizioni’

    
L’arrivo dell’elefante Annone
Pubblicato il 22-06-2018

Dai tempi dell’impero non si vedeva più un elefante a Roma. Eppure ne arrivò uno bellissimo il 12 marzo 1514 alla corte di Leone X come dono di Emanuele, re del Portogallo. In una corte pontificia stravagante come quella di papa Medici, Annone, così venne chiamato l’animale, divenne il beniamino.

Era di una intelligenza straordinaria e sapeva ballare come pochi al suono dei pifferi. Annone morì nel 1517 di angina e fu sepolto in una torre presso un ingresso del Vaticano con tanto di lapide incisa da Raffaello (distrutte). Ma l’immagine di Annone fu immortalata nella fontana del giardino di Villa Madama e in quello dei mostri a Bomarzo.

    
La Confraternita degli Agonizzanti
Pubblicato il 30-03-2018

Spettacolo sulla piazzetta era la sfilata in scure vesti dei confratelli che, all’inizio del Seicento, avevano costruito un luogo di riunione e di devozione sulle precedenti case medievali dei Gottifredi e ne era nata l’ancora esistente chiesetta della Natività.

Curiosamente la confraternita si dedicava all’assistenza dei malati terminali “degli Agonizzanti”. Ma le toccava, in gara con diverse altre confraternite cittadine, anche il compito della preparazione alla buona morte dei disgraziati sui quali la giustizia aveva scaricato i suoi verdetti.

In premio questa confraternita otteneva il privilegio annuale di liberare un condannato.

    
Il Purim
Pubblicato il 16-03-2018

E’ la festa ebraica delle “sorti” collegata alla liberazione degli ebrei durante la dominazione persiana e cade in una data variabile ogni anno, comunque compresa tra gli ultimi giorni di febbraio e i primi di marzo. I romani hanno ribattezzato la festa “il carnevale degli ebrei” perché per lo più i bambini vanno in giro mascherati da Ester e Mordechai, i due personaggi artefici della liberazione del popolo ebraico.

Nella Sinagoga si ha una cerimonia con la lettura della Meghillah, che racconta la loro storia, con la caratteristica che ogni volta che si nomina il perfido Haman, consigliere del sovrano persiano, i bambini fanno rumore con degli speciali apparecchietti simili a raganelle, che servono per cancellare il nome del traditore degli ebrei.

Sono di prammatica i dolci a base di uova, zucchero e farina.

    
Roma come “terra di donne”
Pubblicato il 23-02-2018

Nel primi anni del Cinquecento Roma era già chiamata “terra di donne”. Vi giungevano da ogni parte d’Italia e anche dall’estero giovanissime di piacevole aspetto, accompagnate dalle rispettive madri che ne gestivano l’avvenenza, scegliendo ricchi clienti tra i rampolli delle casate dell’Urbe e con essi la certezza di poter condurre una vita agiata.

Queste donne non vanno scambiate con quelle poverette che si ammucchiavano nei tuguri di Ripa o Campo Marzio e distribuivano generosamente malattie e che, se arrestate, venivano sottoposte a castighi, quali l’esser battute con padelle o subire il 31 o il 79, vale a dire violenza continuata da quel numero di uomini.

    
Il Rosh Ha-shanà
Pubblicato il 16-02-2018

Simbolo della sovranità di Dio sulla terra, Rosh Ha-shanà segna, con dieci giorni di pentimento e preghiera, l’inizio dell’anno religioso ebraico.

Caratteristico il rito della comunità ebraica romana noto come dei “Benè Roma” (Figli di Roma), per cui nelle settimane che precedono il capodanno i Figli di Roma sono soliti piantare in piccoli recipienti grano e granoturco, simboli beneauguranti per l’anno che sta per cominciare.