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Archivio del Agosto, 2018

    
Lo scandalo delle Najadi
Pubblicato il 31-08-2018

Nel 1901 la Fontana delle Najadi venne posizionata al centro della piazza. Era decorata da quattro gruppi bronzei scolpiti da Mario Rutelli. La fontana creò, però, una serie di accese critiche per le figure femminili protagoniste dell’opera, elegantemente svestite.

Le Najadi erano state modellate sulla fisionomia di due famose stars dell’operetta, ora godibili apertamente in tutto il loro fulgore. I benpensanti dell’epoca scatenarono un putiferio tale che il Comune pensò di coprirle per un certo periodo e far calmare gli animi.

    
Il miracolo del piccolo Paolo Massimo
Pubblicato il 24-08-2018

Nella storia del palazzo, l’evento che è rimasto incancellabile è quello legato al piccolo Paolo, figlio quattordicenne di Fabrizio Massimo. Il 16 marzo il ragazzo morente chiese la visita di Filippo Neri, che giunse al capezzale quando lui era già morto.

Pronunciate alcune preghiere, il santo lo fece tornare in vita, e poichè Paolo chiese di confessarsi per poter raggiungere in paradiso la sorella Elena, Filippo esaudì il suo desiderio benedicendolo mentre il giovane nuovamente moriva.

    
La Festa del Pasquino
Pubblicato il 17-08-2018

Si svolgeva il 25 aprile, giorno di San Marco evangelista, come festa goliardica inserita nel vivo di una processione che i canonici di San Lorenzo in Damaso effettuavano attraversando il rione di Parione.

Studenti e docenti dell’Archiginnasio della Sapienza si portavano in corteo davanti alla statua di Pasquino che veniva addobbata con una maschera mitologica, raffigurante un personaggio del mondo antico, ogni anno su un tema diverso e che dava lo spunto alla scrittura e recita di epigrammi.

Gli epigrammi erano scritti da studenti e professori come esaltazione del regime e quindi la festa era ben vista dallo stesso papa, che autorizzava anche la nomina di un “protettore” nella persona di un cardinale e di un “segretario” che aveva la funzione di esaminare gli epigrammi per poi pubblicarli. La festa si svolse dal 1508 al 1539.

    
Il Sacco di Alarico
Pubblicato il 10-08-2018

Il barbaro romanizzato generale Stilicone incarna per dieci anni la grandezza dei romani antichi con saggi provvedimenti amministrativi e sagaci azioni militari. Intanto la capitale è stata spostata nella più difendibile Ravenna. Ma la follia acceca l’elemento romano delle milizie che, sospettando Stilicone di intesa con Alarico re dei Goti, lo uccidono nel 408, in Ravenna.

Alarico, per ritorsione contro la Corte ravennate, marcia su Roma. Dopo un lungo assedio, la prende d’assalto. E’ il primo saccheggio di Roma che lascia senza fiato l’intero impero.

Si racconta che i Goti rubarono persino il tesoro del Tempio di Salomone preso dall’imperatore Tito nel 70. Secondo la tradizione la famosa Menorah, il candelabro a sette braccia, fu sepolto con Alarico nel fiume Basento, in Calabria, nella tomba che i suoi barbari scavarono nel letto del fiume dopo averne deviato le acque.

    
Olimpia Pamphilj
Pubblicato il 03-08-2018

Nel maggio del 1594 nasce a Viterbo, da famiglia modestissima, Olimpia Maidalchini, che avrebbe avuto un peso preponderante nel governo di Roma per almeno un decennio. In prime nozze sposò un ricco possidente viterbese, che muore dopo appena tre anni, poi concupì Pamphilio Pamphilj, anzianotto e squattrinato, ma dalla grande famiglia, e fratello del futuro papa Innocenzo X.

Arriva a Roma, e inizia l’ascesa. Appena il nuovo pontefice si fu installato in Vaticano, Olimpia orchestra le prime abili mosse per consolidare la sua posizione nella Curia. Il chiaro scendente che ella esercitava sul pontefice divenne subito motivo di scherno da parte del popolino. Donna Olimpia (diventata Pimpaccia dopo una serie di malefatte) offrì quotidianamente materia a Pasquino e Marforio.

La fama delle sue ruberie, l’assenza di scrupoli, la quotidiana battaglia tesa ad accrescere le sue ricchezze, le procurarono l’odio del popolo. Quando nel 1654, il pontefice subì un peggioramento della salute, Olimpia capì che la fine era vicina. da quel momento ogni notte si poteva scorgere una carrozza che attraversava ponte Sisto, procedendo a fatica: era la Pimpaccia che trasportava dal vaticano al suo palazzo di piazza Navona quanto di valore riusciva a sottrarre alla Corte Pontificia.

Dopo la morte del papa, fuggì da Roma, e morì, forse di peste, a 63 anni, a San Martino.