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Archivio del Dicembre, 2019

    
Gli antidoti contro le apparizioni
Pubblicato il 27-12-2019

Nell’attuale piazza di Santa Croce in Gerusalemme, c’era un tempo una specie di collinetta che tutti chiamavano “monte cipollaro“, poiché la zona era coltivata con questi ortaggi, di cui ci si riempiva la pancia nella notte di San Giovanni.

Con le bucce delle cipolle avanzate dall’abbuffata si soleva strofinare tutti gli angoli, mobili e suppellettili delle abitazioni infestate da inspiegabili apparizioni. Dopo la cura sembra che gli spettri fuggissero davvero, ma insieme ai padroni di casa semiasfissiati dalle esalazioni. Per questo motivo, dalla fine del Seicento in poi si passò ad usare negli esorcismi l’aglio non sbucciato: meno efficace, ma senza dubbio meno puzzolente.

    
Via del Babuino
Pubblicato il 20-12-2019

L’antico Babuino che dà il nome alla strada attende impavido all’angolo di via dei Greci. Solo gli sprovveduti potevano ravvisare uno scimmiotto in questa statua, a dir il vero grottesca e bizzarra, che raffigura un Sileno barbuto.

Questa scultura di autore ignoto fu eseguita per volere di papa Gregorio XIII Boncompagni (“quello del calendario”) insieme con la sottostante fontana, nel 1575. Si ricorda un equivoco ancora più curioso e divertente di quello relativo allo scimmiotto: un vecchio cardinale pretendeva di identificare nella statua l’immagine di chissà quale santo, tant’è vero che s’inchinava e si segnava devotamente ogni volta che le passava davanti, naturalmente fra gli sghignazzi e i cachinni degli astanti.

    
Pio VII e la Restaurazione
Pubblicato il 13-12-2019

Pio VII rientrò da Savona nel 1814, dove era stato deportato per volere di Napoleone dopo aver assistito a Parigi all’incoronazione del nuovo Carlomagno in Notre Dame, e pur costretto ad un nuovo allontanamento a causa della minaccia di avanzata di Gioacchino Murat, re di Napoli, riprese nel giugno 1815 l’opera di restaurazione.

Essa potè dirsi illuminata specie per quanto riguardava la conservazione delle innovazioni giuridiche napoleoniche, la secolarizzazione dei beni ecclesiastici, la continuazione delle opere pubbliche avviate.

    
Via Giulia
Pubblicato il 06-12-2019

Per San Valentino, consigliabile una romantica passeggiata lungo via Giulia, alle spalle di piazza Farnese. E’ stata la prima e più lunga strada di Roma a tracciato rettilineo, per più di un chilometro, aperta da Papa Giulio II che le dette il suo nome.

Il progetto fu ad opera di Bramante. Il papa voleva anche su questa strada un tribunale, ma Bramante ne gettò solo le fondamenta che ancora oggi sono visibili, in grosso bugnato così sporgente da sembrare un “sedile”.

I romani infatti l’hanno chiamato il Sofà di via Giulia. Una delle caratteristiche della via è l’Arco dei Farnesi, costruito per congiungere Palazzo Farnese alla Farnesina al di là del Tevere, anche se il progetto non fu portato a compimento.

Popolare è poi la Fontana del Mascherone, dalla quale usciva vino durante le feste organizzate dai Farnese. Tante, poi, le chiese che si affacciano sulla strada.