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Archivio del Maggio, 2020

    
La beffa del pedaggio
Pubblicato il 29-05-2020

Secondo l’abitudine della Camera Apostolica, l’incarico di riscuotere il pedaggio di ponte de’ Fiorentini (scomparso), fu affidato a Domenico “er Moro de ponte de fero”. Nessuno riuscì mai a eludere la sorveglianza del Moro, eccetto un… morto nel 1840. Un giorno avanzò sul ponte una bara, portata a spalla, preceduta da un uomo dal passo cadenzato.

Presso la garitta del Moro l’uomo si fermò, si tolse il cappello e dette la precedenza al morto e al corteo. Uscita dal ponte l’ultima persona, l’uomo si avvicinò alla finestrella del casotto e lasciò cadere un soldino. “E l’artri sordi?”, chiese il Moro. “Quali?”, ribattè l’uomo. “Quelli der corteo che avete contato”. “Ma io non faccio parte der mortorio. Io ho ceduto il passo pe’ rispetto. Il morto mica era mio!” Si trattò forse del solo boccone amaro ingoiato dal Moro in tutta la sua carriera.

    
L’ammaraggio di Francesco de Pinedo
Pubblicato il 22-05-2020

Nel pomeriggio del 7 novembre 1925 Francesco de Pinedo ammarò all’altezza dello scalo su lungotevere Arnaldo da Brescia con il suo idrovolante Gennariello dopo un’impresa transcontinentale durata sette mesi, che lo aveva portato fino in India, nelle Filippine e a Tokio.

    
Viale del Castro Pretorio
Pubblicato il 15-05-2020

La zona e il nome risalgono ai Castra Praetoria, le antiche caserme dei pretoriani, guardia del corpo dell’imperatore. Furono costruite da Tiberio nel 23 d.C., su un’area molto più estesa di quella che attualmente lo identifica.

Fu spesso un covo di congiure contro l’imperatore, che sui pretoriani doveva contare per il mantenimento dell’ordine pubblico e del proprio prestigio con la forza. Dopo il 1870 divenne tutta zona militare, adottando il nome originario. Fu impiantata la Caserma Macao dei Cavalleggeri d’Alessandria.

Il primo novembre 1887 vi entrò a farvi il servizio militare Gabriele D’Annunzio. Scriverà ad un amico: “Diciotto mesi di caserma? Il suicidio sicuro”.

    
La Santa Pasqua (Belli)
Pubblicato il 08-05-2020

“La Santa Pasqua” è il sonetto che Giuseppe Gioachino Belli, grande poeta romano, compose il 19 aprile 1835. Dopo le astensioni gastronomiche inflitte al popolino negli otto giorni di quaresima, finalmente eccoci a Pasqua, che vede trionfare sulla tavola il brodetto e l’agnello, la pizza ricresciuta, il salame e le uova, insieme alle “Pecorelle” di zucchero:

Ecchece a Pasqua. Già lo vedi, Nino:
la tavola è infiorata sana sana
d’erba-santa-maria, menta romana
sarvia, perza,viole e trosmarino.
Già sò pronti dall’antra sittimana
dieci fiaschetti e un bon baril de vino
già pe grazzia de Dio fuma er cammino
pe celebbrà sta festa a la cristiana.
Cristo è risuscitato: alegramente!
In sta giornata nunz’abbadi a spesa
e nin ze penzi a guai un accidente.
Brodetto, ova, salame,zuppa ingresa,
carciofoli, granelli e ‘r rimanente,
tutto a la grolia de la Santa Chiesa.

    
Il giardino degli aranci
Pubblicato il 01-05-2020

Proprio sulla sommità della collina dell’Aventino, si trova il parco Savello, più noto ai romani come “Giardino degli aranci”. La vista particolarmente suggestiva sul quartiere di Trastevere, l’Isola Tiberina, il profilo delle cupole del centro storico, della collina del Gianicolo e del Monte Mario rendono questo parco uno dei luoghi più affascinanti della città.
Il parco è delimitato da antiche mura che costituiscono un raro esempio di incastellamento altomedievale e termina con una terrazza che sovrasta il Tevere proprio nel punto in cui sorgeva il porto maggiore della città romana.

Durante la stagione invernale gli alberi d’arancio a cui il parco deve il nome si caricano di frutti e alla vista sulla città eterna si aggiunge il loro profumo caratteristico.