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Archivio del Settembre, 2020

    
Il duello sleale
Pubblicato il 25-09-2020

Un’immagine trecentesca della Madonna con Bambino, di autore anonimo, era collocata sotto uno degli archi dei portici adiacenti al teatro di Pompeo. Qui scoppiò il 10 gennaio 1546 una rissa tra due uomini. A un certo punto uno dei due estrasse un’arma e stava per colpire l’avversario, quando quest’ultimo gridò: “Per amore della Madonna, non uccidermi!”. L’assalitore lasciò cadere l’arma e abbracciò l’avversario, che slealmente lo uccise.

A seguito di questo spettacolo dagli occhi della Madonna sgorgarono lacrime. La Madonnella venne collocata nella chiesa di Santa Maria del Pianto.

    
Via del Corso
Pubblicato il 18-09-2020

Il rettifilo tra piazza del Popolo e piazza Venezia (l’antica via Lata ossia la continuazione urbana della via Flaminia) cominciò ad essere chiamato Corso nella seconda metà del Quattrocento quando papa Paolo II, all’atto della sua investitura, decise di utilizzare la lunga e dritta strada per le corse da organizzare durante il Carnevale.

La più famosa era la Corsa dei Cavalli Barberi. Questi a piazza del Popolo ricevevano la “scossa”, cioè erano stimolati alla corsa da palle di pece bollente applicate sotto la coda a mo’ di razzi, andavano di gran carriera lungo il rettifilo e finivano per sbattere contro tendoni alla “ripresa” in piazzetta San Marco. Ma è anche vero che altre corse esaltarono il nome stesso della strada: quelle vergognose degli ebrei a dorso nudo, nonchè le ironiche dei gobbi e degli storpi, di bufali, asini e scimmie.

    
Er lunedì de Pasqua (Zanazzo)
Pubblicato il 11-09-2020

Giggi Zanazzo, erede del Belli nel documentare le tradizioni romane, racconta il pellegrinaggio alla madonna del Divino Amore, metà ricorrente del lunedì di Pasqua:

A la Madonna der Divin’Amore ce se va er lunedì de Pasqua.
E de solito ciannaveno sortanto che le femmine.
Ecco anticamente com’era l’uso.
La mattina abbonora se montava in carozza, s’annava a pija er caffè ar Caffè de piazza Morgana, e poi se partiva p’er Divin’Amore che stà a sette mija fòra de porta San Giuvanni a la tenuta de Caster de Leva.
Arivati là, se sentiva prima de tutto la messa; e dopo èssese goduti tutti li gran miracoli che allora faceva la Madonna, come stroppi che buttaveno le strampèlle, cèchi che ce vedeveno in sur subbito, regazze indemoniate che vommitaveno er demonio, donne affatturate che vommitaveno trecce de capelli, s’annava in de le baracche a fa’ colazzione, e doppo èssese infiorate bene bene la testa, er petto, li cappelli, le testiere de li cavalli, co’ li tremolanti e le rose, se partiva per Arbano.

    
Il Pincio
Pubblicato il 04-09-2020

Il panorama che si gode dalla terrazza del Pincio è un regalo che Roma fa a tutti gli innamorati. Il Pincio è l’antico colle detto “collis horticulorum” per il gran numero di vigne che ospitava, fu sede delle ville di illustri famiglie romane, come gli Ancilli, i Domizi e, nel IV secolo, i Pinci, dai quali prese il nome.

Divenne parco pubblico per volere di Napoleone Bonaparte, prelevando il territorio ai frati di Sant’Agostino. Si doveva chiamare “Jardin du Grand César”, appellativo che non fu mai assegnato al parco, una volta realizzato da Giuseppe Valadier tra il 1811 e il 1814. Il luogo è ancora più caro agli innamorati per una curiosità: Pio VII, una volta tornato a Roma dall’esilio, fece proseguire i lavori del Valadier e nel 1822 fece erigere l’Obelisco, rinvenuto presso la basilica di Santa Croce in Gerusalemme nel 1570.

Questo obelisco nasce, però, come un grande regalo d’amore, si tratta, infatti, di un monolito romano, fatto realizzare dall’imperatore Adriano per il suo favorito Antinoo, annegato nel Nilo nel 130.